Recensioni

7

Che cos’è il lutto? Ce lo spiega, anzi ce lo suona, Francesco Perissi XO, produttore, sound designer e polistrumentista di Firenze giunto al terzo lavoro in studio; uno che nei suoi dischi, quando non parla di dolore per la perdita di qualcuno o qualcosa, fa riferimento – tanto per restare in tema – a esperienze pre-morte raggiunte tramite sostanze psicoattive, ora a mezzo di soli suoni (Near Death Experience, 2014), ora con l’aggiunta di parole e linee canore (NDEr – Near Death Experience Reflections, 2019).

Insomma, c’è di che stare allegri. Battute a parte, ROSSANA è un concept album, ma più ancora una sorta di catartica seduta di autoterapia che racchiude un immaginario simbolico della sfera emozionale dell’affettività, spesso segnata dall’impulso distruttivo e da quello costruttivo. Un disco che si muove in perenne tensione emotiva tra elettronica, dark/avant pop, IDM, minimalismo, forma canzone ed evidenti strascichi di industrial à la Nine Inch Nails (altre influenze più o meno dichiarate: Autechre, Moderat, Bernard Parmegiani, Andy Stott) per ripercorrere le cinque fasi del dolore per la scomparsa di persone care – ma anche per la perdita di un oggetto, della propria dimensione sociale o per la separazione geografica dovuta all’abbandono di un luogo – che sarebbero: negazione, rabbia, patteggiamento depressione e accettazione. Questo almeno secondo lo schema preso a prestito dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross (1926-2004).

A ognuno di questi passaggi, Perissi dedica due brani, a partire dalle incombenti e sinistre brume dark di dell’opening beauty – il cui tappeto sonoro più evidente proviene da un filtraggio elettronico del Va’ Pensiero di Verdi e la cui voce narrante recita un testo preso dal libro fotografico The Big Book Of Breast, nel quale figurano, rielaborati in maniera artistica, seni femminili lungo trent’anni di scatti -; passando per i singoli wordless – un’unica, secca e imperativa frase («You belong to me, I have the smell of you. Till the end») ripetuta fino allo sfinimento, su uno sfondo sonoro straniante -, fxxk – passaggio appena più masticabile e altresì punto di picco della fase della rabbia -, venus – simbolica e filosofica ma dall’afflato infernale degno di un torture porn movie sul tema del soprannaturale – e cherish – onirica, sospesa, quasi ambient; per giungere alle agonizzanti arie della strumentale shine, alle ferali e trattate chitarre di cancer, e alle frantumate e granularizzate ritmiche di broken.

Un’opera di puro istinto ma dal piglio cerebrale, introspettivo; un ascolto tutt’altro che accomodante, ed è un bene, poiché la musica – o per meglio dire, certa musica, quella dalla quale, bene o male, ci sentiamo rappresentati – non dovrebbe esserlo, rassicurante. E ROSSANA non ci pensa nemmeno ad avvolgervi nel tepore di un’alcova proteggente, benché la melodia sia elemento ben presente, ma anzi vi spedisce a calci lì fuori, nella notte buia e piena d’insidie, a fronteggiare quei demoni che in verità avevate già dentro ma non lo sapevate.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette