Recensioni

Ci sono voluti 24 anni, tanti ne erano passati nel 2018 dal quarto e ultimo film della saga, per riportare sullo schermo Karate Kid. Vero, nel 2010 c’era stato un remake con protagonisti il figlio di Will Smith, Jaden, nei panni del giovane bullizzato dai suoi coetanei e aspirante karateka, e Jackie Chan nei panni del mentore e insegnate di arti marziali a suo tempo interpretato dal compianto Pat Morita. Ora però, con tutto il bene che vogliamo al buon Will, peraltro tra i produttori esecutivi anche di questa serie, tutto era, quel rethink cinematografico, meno che epocale.

Inoltre, Ralph Macchio, che qui torna finalmente a vestire i panni di Daniel Larusso, in Karate Kid 4 non c’era, pertanto di anni dall’ultima volta (il terzo capitolo, uscito nel 1989) in cui interpretò il personaggio che gli diede la notorietà bisogna contarne 29. Non solo. Cobra Kai, la nuova serie spin-off della saga che ha già fruttato due stagioni, muove dalle vicende del primo film, ricomprendendo – certo – quanto avvenuto nel secondo e terzo film ma riprendendo il filo interrotto nel 1984 allorquando Larusso, nella finale del torneo di karate della cittadina teatro della storia, mise al tappeto, con il suo mitico calcio della gru, il rivale sul ring (e non solo) Johnny Lawrence.

Abbiamo detto 2018, ma perché riferirci a due anni fa? Il motivo è che Cobra Kai, distribuita dallo scorso 28 agosto da Netflix, è arrivata solo adesso in Italia dopo essere stata condivisa per due stagioni su Youtube Premium. Due stagioni ora rilanciate – anche in lingua italiana – sulla piattaforma streaming fondata da Reed Hastings e Marc Randolph. Il tutto, in attesa della terza carrellata di episodi, in arrivo nel 2021 e diretti ancora una volta da Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg.

La cosa interessante è che la serie assume un cambio di prospettiva quasi copernicano rispetto al primo film. Stavolta la vicenda – ed ecco spiegato il titolo – muove dall’ottica del perdente, il “cattivo” Lawrence, che da pupillo della upper class losangelina è diventato un fallito che vive alla giornata, fatica a sbarcare il lunario e risiede in un modesto alloggio per il quale riesce a stento perfino a pagare l’affitto. Lawrence, per chi non se lo ricorda, era l’antipatico biondino, nonché miglior allievo della scuola di karate Cobra Kai, che tormentava Larusso nel film diretto da John G. Avildsen. A interpretarlo, allora come oggi, quel William Zabka che adesso, dopo una carriera dalle alterne fortune, figura tra i produttori esecutivi di questo nuovo sceneggiato insieme allo stesso Macchio, il quale pure lui non è che abbia fatto faville come attore nel frattempo. Ebbene, Lawrence una sera si trova per caso a difendere un ragazzo da un pestaggio ad opera di alcuni suoi compagni di scuola e nell’occasione realizza di cavarsela ancora bene con le arti marziali; gli viene così l’idea di riaprire il dojo in cui si allenava da giovane insegnando proprio al ragazzo – che spera possa essere solo il primo di tanti clienti – l’arte del karate, ovviamente alla maniera di come fu insegnata a lui: colpire per primi, colpire forte, senza pietà.

Dal canto suo, Larusso nella vita ha avuto fortuna: ora gestisce con successo una catena di concessionari auto, vive in una bella casa e ha una splendida famiglia. Ma quando viene a sapere che il suo vecchio rivale ha riaperto il Cobra Kai non la prende affatto bene e farà di tutto, ricorrendo anche a manovre scorrette (ah se l’avesse saputo Miyagi…), per farglielo chiudere. E così la rivalità tra i due, mai sopita nel corso degli anni e rinfocolata anche da vecchi rancori di natura sentimentale (motivo del contendere – lo ricorderete – la bella Ali, quella «con una ‘l’», interpretata a suo tempo da Elisabeth Shue) si riaccende improvvisamente…

Che dire, una sorpresa. Francamente, in principio, quella di riprendere in mano il franchise poteva sembrare un’idea bislacca. Difficile – si pensava – che un progetto del genere avrebbe reso giustizia a una pellicola mitica, un vero cult degli anni Ottanta, e anzi c’era il rischio di dilapidarne il lascito, scadendo nel ridicolo. E invece, pagato l’ovvio pegno a due signori che si chiamano Nostalgia e Autocitazionismo, un’incombenza d’obbligo e per certi versi perfino salutare in casi del genere, se rilasciata nelle giuste dosi e impepata – come nella fattispecie – da un’irresistibile vena autoironica, la storia dimostra di saper camminare sulle proprie gambe, scevrandosi dal fardello della saga originale e mostrando un’invidiabile autonomia narrativa rispetto alla stessa, in particolare nel compiuto e azzeccato approfondimento dei personaggi creati all’epoca dalla penna di Robert Mark Kamen e ora calati nel contesto odierno.

Anche da un punto di vista estetico, colpisce l’aver saputo tenersi in equilibrio tra un passato tanto glorioso quanto ormai demodé e un presente inserito nella realtà del mondo adolescenziale di oggi, quasi come se la rivalità un po’ ammuffita tra i due protagonisti, due uomini ormai oltre la cinquantina, potesse trarre linfa da sogni e speranze dei protagonisti più giovani. Cobra Kai è un’opera teen-friendly che piacerà ai ragazzi di oggi anche se telecomandata, nel suo svolgimento, da due eroi dei loro genitori; e soprattutto, è un’opera perfettamente calata in un presente quanto mai reale nella sua crudezza e spietato nel suo darwinismo sociale. Evita il politically correct ma è delicata e affatto villana, proponendosi forse anche come una possibile risposta al perché gli americani si ritrovano Trump come presidente. Inoltre, sorprese, ritorni (riecco Martin Kove nei panni dello spietato John Kreese, il vecchio insegnante di Lawrence, e Randee Heller nei panni della madre di Larusso; in attesa del probabile ritorno della summenzionata Shue nella terza stagione) e rimandi ai primi tre film non mancano, ma – ripetiamo – giovano alla causa, anche perché intrisi di un autodileggio diremmo quasi iconoclasta che fa a pezzi i cliché del film in modo divertente, e soprattutto non inficiano i picchi emozionali di alcuni passaggi che, siamo sicuri, non mancheranno di farvi sgorgare la lacrimuccia. Insomma Cobra Kai ha fatto centro. Speriamo che duri ma già così la ringraziamo.

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